DNS: come funziona e perché a volte è lento

Dalla richiesta del browser alla risposta autoritativa: risolver, cache, TTL, record principali e DNS cifrato.

Guida · aggiornata il 2026-08-29

La rubrica di Internet

Il DNS traduce i nomi in indirizzi. Quando apri un sito, il browser chiede al resolver — di norma quello del tuo operatore — l'indirizzo del nome; il resolver, se non lo ha in cache, lo chiede alla radice, poi al registro del dominio di primo livello, infine ai server autoritativi della zona, e ti restituisce la risposta.

Perché a volte è lento, e perché di solito non lo è

La prima risoluzione di un nome richiede più passaggi. Le successive arrivano dalla cache, e per questo sono quasi istantanee. Quanto a lungo una risposta resti valida lo decide il TTL dichiarato dalla zona: un TTL alto rende il sito veloce ma i cambiamenti lenti a propagarsi, un TTL basso fa il contrario.

È il motivo per cui, dopo un cambio di indirizzo, per qualche ora una parte del mondo vede ancora il vecchio valore: non è un errore, è la cache che scade quando le è stato detto di scadere.

I record che contano

DNS cifrato: DoH e DoT

Le richieste DNS classiche viaggiano in chiaro: chiunque sia sul percorso vede quali nomi chiedi. DNS over HTTPS e DNS over TLS le cifrano. Cambia chi può leggerle, non chi risponde: il resolver che scegli vede comunque tutte le tue richieste, quindi la scelta del resolver resta una decisione di fiducia.

Diagnosi rapida quando «il sito non si apre»

  1. Interroga il nome con il nostro lookup DNS: se qui risponde e sul tuo dispositivo no, il problema è locale o del tuo resolver.
  2. Confronta A e AAAA: un AAAA che punta a un server non raggiungibile causa attese e fallimenti solo per chi ha IPv6.
  3. Guarda i record NS: se non coincidono con quelli del registrar, la delega è incoerente.
  4. Guarda il SOA: un seriale fermo indica una zona non aggiornata.

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